SuperWood: il futuro del legno?

SuperWood il futuro del legno

Immagina un legno che pesa come la balsa ma regge i carichi dell’acciaio, si lavora con utensili da falegname e alla fine del suo ciclo di vita, può ancora tornare alla terra.

Introduzione

Immagina un legno che pesa come la balsa ma regge i carichi dell’acciaio, si lavora con utensili da falegname e alla fine del suo ciclo di vita, può ancora tornare alla terra.

Non è fantascienza, si chiama SuperWood e rappresenta la più recente evoluzione nata nei laboratori dell’Università del Maryland, dove un team di 22 ingegneri guidati dai professori Liangbing Hu e Teng Li sta riscrivendo le regole dell’ingegneria dei materiali.

Cos’è il SuperWood?

SuperWood è un legno densificato, cioè le sue fibre vengono private in parte della lignina, ossia la “colla” naturale che irrigidisce e scurisce il legno e poi compresse finché gli spazi cellulari si annullano quasi totalmente. Questa compattazione spinge le fibre di cellulosa a unirsi tramite forti legami di idrogeno, creando una sovrapposizione ultra densa, cinque volte più sottile della tavola di partenza ma estremamente più robusta.

Ma quanto è resistente?

I test meccanici pubblicati su alcune riviste di settore raccontano numeri davvero sorprendenti. La resistenza a trazione e flessione sarebbe comparabile a quella dell’acciaio, ma con un peso circa sei volte inferiore.

La tenacità sarebbe così elevata da eguagliare e talvolta superare alcune leghe di titanio leggere.

Inoltre la sua elevata capacità di assorbire urti e disperdere energia potrebbe aprire la porta a impieghi in ambito automotive e di edilizia antisismica.

Come viene prodotto il SuperWood?

Il primo passaggio è quello della decolorazione.  Le tavole grezze, anche di essenze morbide come pino o balsa, vengono immerse in una soluzione che rimuove una porzione della lignina, rendendo il legno più malleabile e schiarendone la fibra.

Dopodichè si passa alla pressatura a caldo. I pannelli, ancora impregnati di soluzione, passano in una pressa che li comprime a circa ad una temperatura di 65 °C. Questa non brucia la cellulosa ma la plastifica quel tanto che basta per far scorrere e intrecciare le fibrille. Lo spessore cala di un fattore pari a cinque e la densità sale di oltre tre volte.

Infine, si passa all’essiccazione finitura. Il legno viene messo in un apposito forno per far evaporare l’acqua in eccesso. Poi la superficie riceve una mano di vernice protettiva (anche bio-based) che ne aumenta la durabilità esterna.

Il ciclo completo richiede poche ore, molte meno dei processi utilizzati tradizionalmente per il legno lamellare strutturale.

Ma è Naturale o chimico?

La materia prima resta al 100 % naturale. Nessuna resina sintetica resta incorporata nel materiale e gli additivi usati in vasca vengono recuperati a fine processo. In termini di impronta carbonica, il SuperWood continua a comportarsi come il legno: sequestra CO₂ finché rimane in uso e, in caso di riciclo termico, restituisce energia senza liberare metalli pesanti.

È già sul mercato?

Sì. Un’azienda ha inaugurato nel 2025 un impianto pilota per produrre doghe da facciata, pannelli per interni e prototipi di parti automobilistiche. I primi clienti sono studi di architettura e designer di arredi tecnici che cercano un sostituto naturale all’alluminio estruso.

Come si lavora?

Il SuperWood si taglia, fora e fresa con macchine per legno duro, ma richiede lame al carburo di tungsteno o inserti diamantati per via della densità. Gli assemblaggi possono sfruttare viti autoforanti, tasselli, colle strutturali o incastri meccanici. Grazie alla stabilità dimensionale, è adatto anche alla fresatura di precisione per componenti d’arredo, lampade e telai di e-bike.

In conclusione

Da un lato abbiamo conifere a crescita rapida, dall’altro un prodotto finale che compete con acciaio e titanio in leggerezza e robustezza. Se i costi di produzione continueranno a scendere e la filiera dimostrerà la propria sostenibilità SuperWood potrebbe diventare l’anello mancante fra edilizia verde e prestazioni strutturali elevate. Così il legno non è più solo il “materiale del passato”, ma una risposta hi-tech alla domanda di costruire leggero, robusto e soprattutto rinnovabile. E tu cosa ne pensi… Siamo di fronte al futuro del legno?

Per qualsiasi richiesta non esitare a contattarci.

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